Monday, September 18, 2006

 

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci (1929-2006)

«Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire,
farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per
difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa
comandare, non è un essere umano» (da un’intervista del 1979, di Luciano
Simonelli)


La visione della vita di Oriana Fallaci è tutta racchiusa in queste sue poche frasi.
L'Associazione Culturale Femminile "I Fili di Arianna" vuole ricordare la vita di una donna, di una scrittrice, di una giornalista, e apre sul suo blog uno spazio dedicato allo scambio di idee e opinioni su una donna "scomoda".

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Avevo sedici o diciassette anni quando comprai per la prima volta un libro di Oriana Fallaci, "Lettera a un bambino mai nato" e, come accade spesso a quell'età, quella donna diventò per me un mito. Eravamo in un periodo grondante di femminismo, alla ricerca della libertà di esprimerci come volevamo e come meritavamo e in quel libro, letto tutto d'un fiato, vi era quello che per me voleva dire autodeterminazione. Comprai allora altri libri della Fallaci, il suo primo "Penelope alla guerra", e riconobbi nella protagonista la stessa donna che dopo dieci anni avrebbe scritto quel tragico e struggente monologo di chi aspetta un figlio e si pone il dilemma di dare la vita o negarla, come lei stessa scrive dedicando "Lettera a un bambino mai nato" a tutte le donne. E vennero poi gli articoli sul Corriere della Sera come la famosa intervista del 1979, con colpo di scena finale ed imprevedibile, all'ayatollah Khoemini,le domande pungenti ed irriverenti e le risposte, incredibili per noi occidentali, dell'intervistato, e la conclusione da film in cui la Fallaci si strappa con rabbia il "chador" chiamandolo cencio da medioevo, rischiando così di essere uccisa.
E poi ancora "Intervista con la storia", una condanna spietata del potere, un invito alla disubbidienza, un inno alla libertà; poi "Un uomo", una dichiarazione d'amore per il suo unico amore, Alessandro Panagulis,leader della resistenza greca contro il regime dei colonnelli morto in un incidente automobilistico provocato e diventato così "l'eroe che si batte da solo per la libertà e la verità e per questo muore ucciso da tutti". Poi "Insciallah", che inizia con la descrizione di una strage di soldati americani e francesi a Beirut provocata da due kamicaze, quasi una premonizione di quello che sarebbe successo molti anni dopo.
E l'innamoramento per questa donna e "scrittore", come lei si definiva, si consolidava negli anni. Ed infine, dopo dieci anni di silenzio e di esilio volontario a Manhattan, la ritrovo sulle pagine del Corriere, in un pezzo scritto all'indomani dell'11 settembre 2001, la rabbia e l'orgoglio di una donna che ha il coraggio di continuare ad essere scomoda e a volte anche cattiva nei suoi giudizi, più che un commento ai fatti di New York e di Washington, una specie di "avvelenata" alla maniera di Guccini, una invettiva contro l'Italia e l'Occidente, rei di avere permesso "l'invasione" degli islamici nella nostra vita.
E mi rendo conto che i dieci anni di silenzio passati mi hanno inesorabilmente allontanata da lei, dalle sue idee, dalla sua vita. Non ritrovo più la donna, il mito della mia adolescenza, quella di "Lettera a un bambino", capace di tenerezza e di amore pur nelle contraddizioni della vita. Vedo invece una donna inaridita dal dolore, dalla solitudine, dalla malattia, il tumore al polmone che lei chiama l'alieno, dalla certezza di andare incontro ad una morte contro la quale neanche la sua tenacia e caparbietà possono alcunchè.
Sentendomi tradita, di proposito non voglio leggere gli ultimi due suoi libri che non compro anche se quegli occhi, che mi guardano dalle copertine, mi catturano, penetranti, sfottenti e intriganti come sempre.
Ma l'Oriana di un tempo riaffiora nell'immediatezza della morte, quando resa ormai più fragile dalla fine vicina, vuole tornare nella sua Firenze e chiede di poter guardare il campanile e la cupola del Duomo e il mare, per l'ultima volta.
Addio Oriana, tanto amata e tanto odiata, forse riuscirò a ritrovarti rileggendo i tuoi libri e guardando il mare.

MG
 
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